Produzione: MERCURYFILM
Regia: Francesco Fracchioni
Direzione fotografia: Giovanni Ficetola
Aiuto regia: Salvatore Sillavi
Operatore camera e Ronin: Roberto D’Arcangelo, Alberto De Michelis e Mattia del Zotto
Trucco: Erika Truffelli
Fotografo di scena: Alessio Galbiati

 

NOTE DI REGIA:

“Mettiamo un’aeroporto in una valigia!”

Quella sera avevamo sparato un sacco di idee, ma è da questo lampo di genio scaturito dalla fervida immaginazione di Roberto D’Arcangelo che è nato tutto.
Stavo facendo un brainstorming su Skype con Roberto e Salvatore Sillavi per trovare una bella idea per il nuovo video di Gabry Ponte quando improvvisamente Roberto ha detto questa frase e la mia mente ha iniziato a rimuginarci sopra.
Ho sempre pensato che una buona storia nasca da 3 buone idee e a noi serviva l’idea di partenza, quella da cui si sviluppa tutto.
Chiusa la conversazione su Skype ho riascoltato la bella canzone di Gabry Ponte pensando alla frase di Roberto e nella mia mente il video ha cominciato a prendere forma.

“Mettiamo un’aeroporto in una valigia!”

E se al posto di un’aeroporto mettessimo una città?
Ci siamo ! La prima idea era stata trovata!

Per un paio di giorni sono rimasto fermo su questa singola idea, ho sviluppato un paio di script che non mi convincevano, così ho resettato tutto e sono ripartito da zero con in mente un solo preconcetto: cosa mi piacerebbe far vedere agli spettatori?
Il titolo della canzone mi ha suggerito la strada da prendere perchè In The Town nella mia testa aveva un’anima western… Da tempo volevo trattare il tema del Far West e questa poteva essere l’occasione giusta per dire la mia!
Ecco la seconda idea: Gabry Ponte riceve una valigetta e dentro c’è una vecchia città del far west.

Ma come continuare? La risposta è arrivata quasi subito: giochiamo con la linea temporale, in una sorta di Ritorno Al Futuro dove la De Lorean ha la forma di una valigetta.
Un McGuffin alla Hitchock citando Tarantino?
Avevo la terza idea: passato, presente e futuro.

Il Passato è il far west, il presente è un negozio di antiquariato pieno di valigie gestito da un mafioso e il futuro…beh, per un appassionato di fantascienza come me, il futuro non può che essere una base sulla Luna.
Ma stiamo realizzando un videoclip e quando ci sono così tante location e così tanti personaggi da raccontare in così poco tempo bisogna trovare un modo diretto e semplice per accompagnare lo spettatore senza confonderlo.
A quel punto sono giunto alla conclusione che dovevamo affrontare questo viaggio attraverso il tempo usando stili di regia diversi senza vergognarci di sfruttare lo stereotipo narrativo.
Ne ho parlato con il direttore della fotografia Giovanni Ficetola e abbiamo stabilito le linee guida da seguire.

Stili di regia diversi dicevamo, quindi apriamo il video con un Gabry Ponte in abiti da agente segreto, le riprese e le luci sono eleganti e la regia si prende i suoi tempi e i suoi spazi per raccontare. Siamo nel mondo dei film di James Bond: Lodovica Comello è una perfetta Bond Girl, elegante ed enigmatica, pronta ad insinuare nello spettatore la curiosità necessaria per continuare la visione: cosa c’è nella valigetta?
E quando Gabry Ponte apre la valigetta la citazione è ovviamente Pulp Fiction di Quentin Tarantino.

Continuiamo con il far west di Sergio Leone, lo spaghetti western fatto di primissimi piani e sguardi intensi: la telecamera è fissa su cavalletto, il sole brucia e i colori sono caldi. La regia è misurata, quel che conta è l’interpretazione degli attori e Gli Illuminati sono perfettamente immedesimati nei loro personaggi (a cui avevamo dato dei veri nomi come The Dynamite Brothers o Wyatt The Banker) e la scena si conclude con la più classica delle sparatorie.

Poi siamo con i Pantellas su una Mini anni ’60 (upgrade rispetto al Pandino?): non c’è eleganza in queste riprese, la fotografia è fredda, niente steadycam o carrelli, la telecamera è tenuta a mano e monta ottiche lunghissime o cortissime e un po’ traballanti.
Siamo nel mondo action di Paul Greengrass e dei film di Jason Bourne. I Pantellas sembrano usciti da Trainspotting, mentre Paolo Ruffini riesce ad essere un boss credibile e carismatico con pochi sguardi e una grandissima presenza scenica.

A seguire c’è la sezione del futuro che apre con un campo largo di una base lunare che cita Moon di Duncan Jones (ma guardando bene c’è anche un piccolo omaggio a 2001: Odissea nello spazio), ma subito dopo ci si rende conto che il mondo di riferimento è più cupo e cyberpunk, siamo dalle parti di Ridley Scott con Blade Runner e le sue colonie extramondo.
Riprese pulite, tanto fumo, set reali e giochi di luce: avevo già toccato queste corde in passato perchè Blade Runner è uno dei miei film preferiti e la citazione era d’obbligo.
La scena prevedeva un’hacker e io avevo in mente una sola persona per quel ruolo. Un giaccone di pelle e degli occhiali con luci a led e anche l’informatico più famoso d’Italia può diventare un hacker del futuro: 10 e lode a Salvatore Aranzulla, una delle idee più divertenti del video!

Il racconto si chiude con un colpo di scena introdotto dalla splendida Melissa Satta che consegna una valigetta uguale a quella vista all’inizio del video e le luci si spengono insinuando più dubbi che risposte nello spettatore: è davvero la stessa valigetta? Abbiamo viaggiato attraverso realtà alternative? E il viaggio è davvero finito?
Non resta altro che riguardare il video per capirlo, ma non è detto che troveremo la risposta…

Francesco Fracchioni